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Brooklyn down!

Crolla uno dei simboli di Genova, per anni vittima di incuria.

Da qualche giorno il nome Morandi ha monopolizzato l’opinione pubblica mondiale, non per il noto cantante ma per l’architetto Riccardo Morandi, brillante e visionario maestro che ha firmato in mezzo mondo straordinarie opere di ingegneria. 

Chiaramente parliamo del viadotto Polcevera, che i genovesi amavano chiamarlo il Brooklyn, non tanto per la velata somiglianza col ponte newyorchese, ma come segno di familiarità ed orgoglio, certo perché il viadotto Polcevera, inaugurato nel lontano 1967 rappresentava per l’Italia un vero e proprio simbolo della rinascita post guerra, quando il genio italiano era di casa anche da noi e non solo all’estero, dove sognare e realizzare, non voleva dire scontrarsi con una assurda burocrazia, l’esercito dei no e la dilagante mano del malaffare, sempre pronta a speculare ed esigere il suo compenso.Oggi dopo anni di rattoppi ed incuria, un opera nata per durare nei secoli è collassata, portandosi dietro 39 vite, decine di feriti e dispersi ed uno coda indegna di polemiche, capace di non tacere neppure davanti a famiglie spezzate che cercano ed esigono una verità, un senso a tutto questo dolore.

A questo si aggiungono centinaia di sfollati vittime a loro volta di un abusivismo sfrenato, figlio degli anni 60 e 70, dove costruire abusivamente e sanare, costava meno che rispettare le regole e che soprattutto nel capoluogo ligure ha avuto fertile terreno grazie al susseguirsi di amministrazioni pronte a voltarsi pur di non vedere il consumo del territorio, anche in zone sensibili come le basi del Viadotto.Nessuno riporterà indietro le lancette a quelle maledette 11.37 del 14 agosto, ora in cui un cedimento strutturale ha fatto oscillare e cedere il manto stradale, portandosi dietro la campata centrale e con se il traffico di vetture che si trovavano a transitarlo. Un volo di 60 metri ed un tratto di 200 metri.Ma è mai possibile che questa tragedia non si potesse evitare? Eppure i cantieri erano sempre aperti, vedi foto di Google Street View, tanto che a vedere gli scatti dal basso si notano i vari rattoppi che negli anni si sono susseguiti.

Ma se il ponte era così monitorato, com’è stato possibile che accadesse questa sciagura? Chi ha sbagliato?

Autostrade per l’Italia afferma di aver agito in trasparenza e con estrema cura, ma se il viadotto è crollato è la prova evidente che non tutto è stato fatto. Ma che le cose fossero preoccupanti si evince dal fatto che erano in programma per settembre dei lavori invasivi per mettere in sicurezza i tiranti, come del resto già operato sulla prima campata, non a caso il bando per le opere era già stato assegnato con una velocità preoccupante.

Alcuni sostengono che i lavori erano fissati a settembre per non compromettere il flusso di traffico dei vacanzieri, ma il cedimento ha ugualmente interrotto il traffico e nella maniera più tragica, pertanto la domanda è;  se le condizioni erano preoccupanti, perchè non si è agito subito?, perchè tanti rattoppi? perchè  non è stato adottato un  piano di salvaguardia nel tempo, come avviene nel resto dei paesi europei? parliamo di un arteria vitale per il traffico oltre ad un opera più volte segnalata per  inserirla tra i patrimoni dell’Unesco. Se il tema era economico, non credo che ad Autostrade mancassero le risorse, anzi.

Adesso è il momento della riflessione, non solo per le vite spezzate, tante anzi insopportabilmente troppe, ma perchè inizi in Italia un serio monitoraggio di tutti i percorsi a rischio, anche questi vittime delle incurie e delle speculazioni.

Serve una commissione che accerti le responsabilità e che metta in sicurezza tutte quelle situazioni simili nel nostro paese, affinchè non si ripeta più una simile tragedia

Oggi  l’arteria principale che collega l’Italia con la Francia ed il Ponente non c’è più e se tutto va bene passerà un anno per ricostruire il viadotto e per ripristinare il traffico, la prova del fuoco sarà al rientro dalle ferie ed a settembre quando il flusso assumerà la sua consueta mole.

Nel frattempo le misure per raggiungere Genova da chi viene dal Ponente è affrontare lo svincolo autostradale di Voltri che immette sulla A26 fino a raggiungere la A7 in direzione del capoluogo ligure, altrimenti per chi conosce il loco, ci si può avventurare sulla statale da Pegli a Sampierdarena, tenendo conto delle limitazioni del traffico ed i sensi unici alternati, si può anche affrontare l’entroterra da Pontedecimo, ma quì diventa un poco più complesso. 

Chi da Genova deve raggiungere il Ponente, può imboccare la A7 fino Tortona e poi deviare sulla A26, anche in questo caso si possono affrontare le strade cittadine, ma sconsigliate per chi non è pratico, soprattutto per evitare di creare ingorghi sulla circolazione locale.

A tutti valgono le indicazioni di Autostrade per l’Italia oppure il sito del Comune di Genova.

Nella viva speranza che queste sciagure non debbano più ripetersi, l’intera redazione di Showcar.news si stringe attorno alla famiglie delle vittime, perchè ognuno di loro, poteva essere ognuno di noi, perchè tutti noi almeno una volta nella vita ci siamo passati e non è sopportabile perdere la vita per l’incuria di chi ha l’obbligo di mantenere in sicurezza le strade e per questo ogni italiano paga attraverso il pedaggio autostradale, tra i più cari del mondo, una quota, che non deve servire solo ad arricchire la società concessionaria ed i suoi azionisti.

Marcelo A. Poblete 

Autore dell'articolo:

Showcar