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Auto ibride: le differenze tra mild, full e plug-in hybrid | Classificazione (Video)

Si fa presto a dire auto ibride, ma non tutte le ibride sono uguali. Ma soprattutto, non tutte le auto ibride vengono trattate allo stesso modo, sia per quanto riguarda le agevolazioni alla circolazione sia per quanto riguarda l’accesso a determinati incentivi all’acquisto. Chi è avvezzo al mondo dell’auto già conosceva a grandi linee le differenze tra le varie tipologie di auto ibride presenti sul mercato, suddividendole nelle tre sotto categorie mild hybrid, full hybrid e plug-in hybrid. Fino a poco tempo fa, tuttavia, si trattava esclusivamente di una suddivisione convenzionale. Sulla carta di circolazione, infatti, tali vetture venivano classificate (e dunque omologate) genericamente come “ibride”, senza ulteriori dettagli.

A partire dalla fine del 2019, a fare – finalmente – chiarezza sulla questione auto ibride ci ha pensato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, tramite una circolare, ha stabilito una volta per tutte una classificazione per le auto ibride. Il parametro fondamentale su cui si basa tale classificazione sono le emissioni di CO2 dichiarate in fase di omologazione e riportate al punto V.7 della carta di circolazione.

CLASSIFICAZIONE AUTO IBRIDE IN ITALIA: DIFFERENZE

  • Auto ibride Gruppo I (CO2 fino a 60 g/km): tutte le vetture note con il nome commerciale plug-in hybrid (ibrido plug-in), ovvero quelle che per abbattere le emissioni di CO2 medie ricorrono ad una forma di elettrificazione “pesante”. In queste vetture il motore elettrico è in grado di offrire trazione esclusiva alle ruote per decine di chilometri, grazie alla presenza di un pacco batterie di grandi dimensioni (ordine di grandezza intorno ai 10 kWh) ricaricabile tramite presa di corrente domestica, wallbox o colonnina pubblica. In modalità EV, le auto ibride plug-in (PHEV) funzionano esattamente come le auto 100% elettriche (BEV). Esempi di auto ibride plug-in sono la Kia Niro Plug-In Hybrid, ma anche la Mitsubishi Outlander PHEV e le Hybrid di Peugeot.
  • Auto ibride Gruppo II (CO2 da 61 a 95 g/km): tutte le auto note con il nome commerciale di full hybrid (alcune volte semplicemente hybrid), ovvero quelle che per abbattere le emissioni di CO2 medie ricorrono ad una forma di elettrificazione standard. In queste vetture il motore elettrico, molte volte integrato nella scatola del cambio, può offrire trazione esclusiva alle ruote per una manciata di chilometri (generalmente, meno di 10), ma il suo scopo principale è quello di fornire un supporto al motore termico, fungendo da generatore dell’energia cinetica recuperata nelle fasi di frenata e rilascio. La batteria, in questo caso, ha una capacità inferiore a quella delle ibride plug-in: generalmente, intorno a 1-2 kWh. Un esempio di auto full hybrid è la Kia Niro Hybrid, ma anche tutte le Toyota Hybrid.
  • Auto ibride Gruppo III (CO2 oltre i 95 g/km): tutte le auto note con il nome commerciale di mild hybrid (alcune volte semplicemente ed erroneamente hybrid, causando confusione tra i consumatori), ovvero quelle che per abbattere le emissioni di CO2 medie ricorrono ad una forma di elettrificazione “leggera”. In queste vetture il motore elettrico offre esclusivamente un supporto al motore termico, fungendo da generatore/starter per recuperare l’energia cinetica nelle fasi di frenata e rilascio e potenziare funzioni come il veleggio a velocità costante e lo start&stop. La batteria, in questo caso, ha una capacità molto ridotta, ampiamente al di sotto di 1 kWh. Le auto mild hybrid si possono poi ulteriormente suddividere in 3 sottocategorie, in base alla tensione dell’impianto elettrico: 12, 24 o 48 V. Esempi di auto mild hybrid sono le Hybrid di Fiat (12 V), le M Hybrid di Mazda (24 V) o le mild hybrid di Audi (48 V).

È importante sottolineare che, fino al 31 dicembre 2020, il valore delle emissioni di CO2 viene stabilito sulla base delle misurazioni effettuate con il “vecchio” ciclo NEDC (o con il nuovo WLTP correlato NEDC per motivi di comparazione). Dal 2021, invece, tale valore sarà adeguato secondo il ciclo WLTP.

AUTO IBRIDE: LE AGEVOLAZIONI E GLI INCENTIVI

Le auto ibride del Gruppo I (ibride plug-in) possono beneficiare dell’Ecobonus, l’incentivo statale che il Governo mette a disposizione per l’acquisto di auto con emissioni di CO2 comprese tra 21 e 70 g/km (probabilmente, presto il limite si abbasserà a 61 g/km per adeguarsi alla nuova classificazione ministeriale). Tale provvedimento prevede un incentivo minimo di 1.500 euro che diventa 2.500 euro in caso di rottamazione di un un veicolo Euro 1, 2, 3 e 4. Le altre auto ibride (gruppo II e III) non godono invece dell’Ecobonus ma, essendo omologate come auto ibride, possono usufruire di alcune agevolazioni a livello locale, tra cui l’accesso gratuito alle ZTL o alle strisce blu.

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