News

Mercato auto Italia: a giugno 2020 -23%, continua la crescita delle elettriche

Il mercato auto in Italia continua a calare anche a giugno 2020, proseguendo una spirale negativa iniziata a gennaio e aggravatasi a marzo e aprile, quando le immatricolazioni si sono praticamente fermate a causa del lockdown. Nel sesto mese di un annus horribilis devastato dalla pandemia COVID-19, le immatricolazioni hanno fatto registrare un -23% rispetto allo stesso mese del 2019: 132.457 unità rispetto alle 172.312 di giugno 2019. A nulla è bastata la voglia di ripartire, il giorno lavorativo in più (senza il quale le perdite sarebbero state del 30%) e le aperture prolungate dei concessionari.

SI SALVANO SOLO ELETTRICHE E IBRIDE

Cadono tutti i canali, del 7,7% i privati, del 39% il noleggio (con il segmento a breve termine giù del 72%) e del 44% le società. Nel primo semestre le immatricolazioni in meno diventano quindi quasi 500.000, da 1.083.184 a 583.960 unità, un tracollo del 46%.

Dal punto di vista delle alimentazioni il pesante segno negativo in giugno interessa le motorizzazioni tradizionali, il gpl e metano. Il diesel con un -34,8% dei volumi si ferma al 35,6% di quota, il benzina non raggiunge per poco il 40% di rappresentatività con una flessione delle vendite del 28,6%. Il Gpl, in calo del 19,5%, rappresenta il 7,2% del mercato ed il metano il 2,4% (-11,2% delle immatricolazioni). Il mese di giugno conferma la forte crescita delle vetture ibride (+84,4% e 17.684 unità) – che con quasi 8 punti di crescita, rappresentano il 13,3% del mercato – e delle vetture elettriche (+53,2% a 2.228 unità), che coprono l’1,7% delle preferenze. Anche nel I semestre tali motorizzazioni sono le uniche in territorio positivo.

Pesanti flessioni a doppia cifra interessano tutti i segmenti del mercato, in particolare le city car (segmento A a -29,2%) e le medie del segmento C a -27,9%. Non si salvano neanche le carrozzerie, tutte in calo a doppia cifra, passando dal -11,1% dei fuoristrada (con una quota in crescita) e dei monovolume grandi (che dall’analisi al netto del noleggio tornerebbero al segno positivo), al -65,2% dei monovolume compatti.

Calano del 6,3% le emissioni di CO2 a 111,7 g/km contro i 119,2 dello stesso mese 2019. Flessione simile nel I semestre (-6,4%) a 112,2 g/km contro 119,8 dello stesso periodo dello scorso anno.

Come atteso, la mera ripartenza delle attività economiche non basta a riavviare la domanda di autovetture da parte di famiglie e imprese, fiaccate dalla lunga chiusura e dalle fortissime preoccupazioni per un futuro altamente incerto.

Crisci lamenta di non essere stato ascoltato quando, ancora ad aprile, chiedeva al Governo un piano di incentivi per sostenere il settore automotive in Italia:

Mentre negli altri paesi europei – Germania e Francia in primis, ma anche Spagna, il cui piano da 3,75 miliardi di Euro è da notare sia per l’ambizione degli obiettivi sia per il principio di neutralità tecnologica che afferma – i rispettivi Governi hanno già dato risposte chiare e forti, prosegue l’assordante silenzio del Governo italiano. A conferma dell’efficacia di specifici piani di sostegno al settore auto, già a giugno il mercato francese, il primo a pubblicare dati mensili, è tornato in positivo. Chiediamo quindi al Governo un provvedimento “verticale”, con misure specifiche per il settore automotive, con l’obiettivo di accelerare il rinnovo del vetusto parco circolante, pericoloso sia per l’ambiente sia per la sicurezza dei cittadini, e di sostenere il rilancio della domanda, nel rispetto della neutralità tecnologica e senza tetti di prezzo dell’autovettura. Chiediamo inoltre l’allineamento del regime fiscale sulle auto aziendali a quello degli altri paesi europei, a partire dalla detrazione dell’IVA al 100%. E’ vieppiù importante,  inoltre, l’erogazione alle imprese della filiera distributiva auto delle ingenti risorse messe a disposizione dal Decreto Liquidità. Un serio, concreto e immediato piano di sostegno, adeguato nella misura alla estrema gravità della crisi, eviterebbe ulteriori perdite e potrebbe cercare di recuperare parte della domanda svanita, con un impatto positivo anche sull’Erario, che in assenza di tale intervento, perderebbe entrate da IVA per circa 3 miliardi di Euro.

Autore dell'articolo:

Simone Facchetti